Alcuni pensieri disordinati dopo la Canonizzazione di Charles de Foucauld

Non credo sia possibile fare dei bilanci di una celebrazione di fede come è stata la Canonizzazione di Charles de Foucauld. Non credo che le cifre delle offerte raccolte, i numeri della partecipazione alla messa in piazza San Pietro e alla messa di ringraziamento nella Basilica di San Giovanni in Laterano, siano in grado di dire la profondità di ciò che ciascuno ha vissuto nel suo cuore.

Queste righe non vogliono essere un bilancio; piuttosto vorrebbero raccontare la gioia del cuore, la gratitudine al buon Dio, la felicità della fraternità, per averci donato un testimone capace di dissolversi e di far emergere l’Unico Testimone verace: Gesù, nostro beneamato fratello e Signore.

Già sabato sera 14 maggio, vigilia della canonizzazione, durante gli eventi che si vivevano nella basilica di San Luigi dei Francesi, ho avuto subito la sensazione di vivere una Chiesa nella quale l’unico desiderio è quello di creare legami di fraternità a partire dal Vangelo, riconoscendosi insieme con fratel Charles, fratelli di Gesù, tutti piccoli, ma proprio per questo capaci di far posto agli altri al di là delle provenienze e delle caratteristiche di ciascuno. In questi giorni romani abbiamo avuto la possibilità, credo tutti, di sperimentare che “La famiglia spirituale di Charles de Foucauld” è l’unico miracolo evidente prodotto dalla vita del fratello universale. Una famiglia composita, composta da persone e da comunità tanto diverse tra di loro, eppure capaci di sentire legami profondi, attraverso Charles, con Gesù.

Domenica 15 maggio in piazza San Pietro, questi pensieri e queste sensazioni si sono come “materializzati”. Insieme con papa Francesco abbiamo celebrato l’Eucaristia, sentendoci veramente nel “cuore della Chiesa e del mondo” avvertendo forte l’esigenza di essere “fratelli di tutti” a “causa di Gesù e del Vangelo”.

La sera del 15 maggio, l’oratorio di Marcello Bronzetti, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, dal titolo “Come un viaggiatore nella notte” è stata la degna conclusione di questa giornata luminosissima di Pasqua. Ci ha permesso di contemplare le meraviglie che Dio ha compiuto in San Charles de Foucauld, ripercorrendo la sua vita. Insieme con lui tutti ci siamo sentiti “viaggiatori nella notte”. Ciascuno, probabilmente, ha individuato le sue notti; tutti avevamo nel cuore le notti del mondo fatte di ingiustizia, di guerre, di soprusi a danno dei più poveri; ma anche la consapevolezza che le notti vanno attraversate con il coraggio di chi sa che “resta poco della notte”. La notte si attraversa e si supera se, come fr Charles, sapremo portare – come dice il testo di uno dei canti dell’Oratorio - Dio “oltre il nostro orizzonte, portare il Dio disceso in questa umanità. Portarlo ad ogni uomo che ancora non conosce il Dio di amore che abita in noi; il Dio della croce che ci salva; il Dio che ha vinto la morte e fa nuove tutte le cose”.

Lunedì 16 maggio, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, abbiamo reso grazie a Dio per la vita santa di Charles de Foucauld. L’intensità di questa celebrazione la portiamo tutti scolpita nel nostro cuore. I canti, le preghiere nelle diverse lingue, la proclamazione della Vangelo in arabo, i segni portati all’offertorio, la danza: tutti elementi che ci hanno ricordato l’universale della nostra fede. Un invito a superare i particolarismi e le chiusure; un invito a rendere grazie a Dio e grazie a fr Charles “per quello che non conosciamo di lui – come ha detto il Cardinale Angelo De Donatis nell’omelia - e che resta un mistero. Grazie perché non possiamo appropriarci della sua vita né farne un assoluto. Grazie per la tua discesa verso l’ultimo posto, per l’oblio di te stesso, per la tua povertà e la tua generosità. Grazie per le relazioni che hai intessuto con tanta fedeltà, perché hai voluto bene alla tua famiglia, agli amici, ai vicini, senza mai escludere nessuno perché non hai mai finito di costruire il muro che avrebbe segnato la tua clausura e invece hai aperto la porta del tuo eremo e del tuo cuore a molti”. Si, questa celebrazione è stata la manifestazione di una chiesa inclusiva, di una fraternità spaziosa quanto il mondo!

Mercoledì 18 maggio la famiglia spirituale di Charles de Foucauld è stata ricevuta in udienza da Papa Francesco. Questo incontro ci ha permesso di fare sintesi e ci ha affidato anche un impegno.

La sintesi il papa ce l’ha donata in due parole: “In Charles de Foucauld possiamo vedere un profeta del nostro tempo, che ha saputo portare alla luce l’essenzialità e l’universalità della fede”.

Ed ecco l’impegno: “Auguro anche a voi, come Fratel Carlo, di continuare a immaginare Gesù che cammina in mezzo alla gente, che porta avanti con pazienza un lavoro faticoso, che vive nella quotidianità di una famiglia e di una città. Quant’è contento il Signore di vedere che lo si imita nella via della piccolezza, dell’umiltà, della condivisione con i poveri!”.

Sintesi e impegno che io ho colto anche in un particolare, forse insignificante, ma che a me ha detto molto. Nella sala dell’incontro era preparata la poltrona sulla quale si sarebbe dovuto sedere Papa Francesco che è arrivato seduto sulla sedia a rotelle. Ha fatto togliere la poltrona e ci ha parlato da quella cattedra tanto scomoda, ma anche tanto eloquente che offre alla Chiesa e al mondo la testimonianza che l’ultimo posto non va ricercato, non ha niente a che fare con le scelte di immagine, ma è dono di Gesù che “ha preso talmente l’ultimo posto che nessuno ha mai potuto strapparglielo”.

Maurizio Tarantino

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