Il tema che mi è stato chiesto di approfondire insieme a voi, si potrebbe formulare così: il modo col quale Gesù di Nazaret ha guardato il mondo attorno a lui, può diventare il nostro modo di guardare. Può sembrare un po’ pretenzioso… e nello stesso tempo sappiamo bene che questa è la ragione per la quale leggiamo e rileggiamo il Vangelo: cercare di impregnarsi dei modi di fare e di essere di Gesù perché diventino nostri […]

Gesù si presenta come un uomo ordinario di Nazaret, senza un particolare rilievo. Così quando Gesù inizia ad insegnare e a guarire, la gente di Nazaret è scioccata e scandalizzata: “Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname?” (Mt 13,54-55). Ugualmente la gente di Gerusalemme: “come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?” (Gv 7,15).

 

  1. La risposta alle loro domande è indicata nei vangeli ed è luminosa: “Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazareth. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui” (Lc 2,39-40).

 

Ritroviamo questa formula due volte; in Lc 2,39ss dopo la presentazione di Gesù al Tempio e in Lc 2,51ss, dopo la scena di Gesù perso e ritrovato tra i dottori. A due riprese, dopo le due scene del Tempio, ci è presentata Nazaret come un luogo di crescita e di grazia e come una scuola di saggezza. E questo è ancora più evidente poiché questi testi di Luca fanno riferimento alla storia del bambino Samuele (Lc 2,52 riprende 1 Sam 2,26). Ma per Samuele, più volte è precisato che il suo luogo di crescita nel servizio di Dio, è il tempio (1 Sam 2,11. 18. 21.26 e 1 Sam 3). È allora molto significativo, e certissimamente intenzionale, che Luca riprenda la stessa espressione per meglio mettere in rilievo la radicale differenza e la novità della situazione di Gesù: il suo luogo di crescita, in forza e in saggezza, è Nazaret. Luca insiste: nella scena di Gesù tra i dottori, Gesù si meraviglia: “non sapete che devo occuparmi delle cose del Padre mio?” La nostra logica ci porterebbe a dire: “Ma certamente che resti nel Tempio: là è presso il Padre suo, no? Il vangelo, inoltre ci dice che i suoi genitori non capiscono e che ritorna con loro a Nazaret, “era loro sottomesso e cresceva in saggezza, in statura e in grazia di Dio e in mezzo agli uomini”. Sicuramente che deve essere presso il Padre, ma agli occhi meravigliati dei suoi genitori, Gesù scopre che essere presso il Padre suo, è essere con loro a Nazaret ed essere il Figlio dell’Altissimo, è essere sottomesso a loro.

 

È a Nazaret che egli deve crescere in altezza e in saggezza, cioè alla scuola della gente semplice e della vita ordinaria, attraverso le relazioni familiari, paesane, nella sinagoga e nel lavoro, osservando la vita, la gente e la natura, ascoltando.

 

“Da dove gli vengono questa saggezza e questi miracoli, lui il figlio del carpentiere di Nazareth?”. Certo attraverso questo interrogativo, il vangelo ci vuole dire che la sua saggezza viene da “altrove”, dalla sua filiazione divina. Ma se l’incarnazione vuol dire qualche cosa, bisogna prendere sul serio quest’altra dimensione che il vangelo sottolinea fortemente: questa saggezza che sorprende, è la scuola della gente semplice e della vita ordinaria che Gesù ha imparato attraverso le sue relazioni famigliari, di villaggio, alla sinagoga, al lavoro, osservando la vita, le genti e la natura, ascoltando.

 

Per me è questa la cosa più importante di Nazaret, la chiave: Nazaret è il luogo dove Dio si umanizza, dove il Figlio di Dio diventa uomo. Per dirla con un discorso sofisticato, Nazaret è il luogo sociologico dell’incarnazione; per dirla con parole più semplici, se fosse nato in una famiglia sacerdotale o con padre scriba o dottore della Legge, il suo discorso e la sua personalità sarebbero stati diversi. Ci parla del Padre con le parole di un contadino della Galilea, non con le parole di un dottore della legge e queste parole paesane diventano le parole della rivelazione!... È importante prendere coscienza di questo: noi leggiamo “il Verbo si è fatto carne” e anche al solo pensarci ci sprofondiamo nella contemplazione; ma il Verbo si è fatto questa carne particolare, Galileo di Nazaret e questo dovrebbe anche sommergerci nella meraviglia. Perché voi credete che Gesù abbia, un giorno, gridato: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. […] nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti, è dolce e il mio peso leggero” (Mt 11,25-29) se non perché ha fatto lui stesso l’esperienza di questa saggezza. E il Figlio che rivela è “l’umile e povero operaio di Nazaret”, per riprendere un’espressione di Charles de Foucauld.

 

Allora ciò che è importante non è tanto immaginare cos’era la vita di Gesù a Nazaret ma di scrutare nel Vangelo quello che Gesù ha imparato a Nazaret e il tipo di uomo che è diventato là. Perché è molto importante? Perché se questo contesto di vita con la gente semplice è stato il terreno nutritivo che ha formato Gesù, sono autorizzato a pensare che con lo stesso terreno e con lo stesso Spirito che animava Gesù (spirito che ci è stato promesso e dato), il mio Nazaret a me, il luogo dove vivo potrà essere per me luogo di crescita e di scoperta “davanti a Dio e davanti agli uomini”.

 

Marc Hayet, PFG

alla Fraternità secolare

il 25.07.2015

 

P.S. È possibile leggere e scaricare il testo integrale dell’intervento di fr. Marc da questo sito, sezione Documenti.

 

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